DIOCESI di Mazara
[STAMPA]

Dal 1317 al 1646

1.      Frate Nicolò Cimino O.P. fu Vicario Generale durante il governo del vescovo Pellegrino di Patti ( 1317-1325) anch’egli domenicano. Si distinse per la sua preparazione giuridica e fu un valido collaboratore del vescovo. Servì la chiesa di Mazara con spirito di abnegazione e solerzia.
2.      Frate Vitale O. P. , proveniente dalla limitrofa diocesi di Agrigento, fu chiamato dal vescovo Pellegrino per continuare l’azione pastorale del frate Nicolò Cimino e vi rimase sino al 1325 coadiuvando il Vescovo nell’attività di governo. Era stato prefetto delle cause dei canonici    e dei chierici del regio secello di San Pietro.
3.      Andrea Thalac, discendente di Ugone Thalac, giustiziere durante i Vespri Siciliani, fu Ciantro, Protonotaro Apostolico e Vicario Generale durante il governo del vescovo Ferrer de Abella (1330-1334). Insigne per cultura, fu stimato ed amato dal popolo mazarese che ne pianse la morte. Collaborò con il Vescovo distinguendosi per la carità verso i poveri. Pare sia stato anche Vescovo e, come tale, lo ricordano gli storici locali.
4.      Giovanni Millusio, arcidiacono e cappellano di re Alfonso, tenne l’ufficio di Vicario Generale durante il governo del vescovo Giovanni (De) Rosa (1415-1448). Come Vicario conferì l’abazia di Santa Maria delle giummare all’abate Giovanni Adamo. Di lui fa menzione sia il Pirri (Sicilia sacra) che il Pugliese (Selinunte rediviva). Morì nel 1457.
5.      Martino, vescovo, arrivò al seguito del vescovo card. Giovanni Bessarione e sostituì il cardinale, spesso impegnato a Roma per motivi istituzionali Poche le notizie a suo riguardo.
6.      Paolo da Romano, monaco basiliano e abate di Santa Maria della Grotta, svolse con grande discrezione il suo ruolo di Vicario generale.
7.      Giovanni Burgio, nato a Caltagirone nel 1405 da famiglia di alta nobiltà, tenne l’ufficio di Vicario Generale durante il governo del card. Giovanni Bessarione. Dopo una breve esperienza come vescovo di Manfredonia, rimasta vuota la sede di Mazara, a richiesta del Capitolo e del popolo, fu trasferito come vescovo di Mazara.
8.      Bartolomeo Cremona, canonico del Capitolo, uomo di eccezionali doti culturali, tenne l’ufficio di Vicario generale nel primo trentennio del secolo XVI. Forbito scrittore e grande studioso, a lui si deve l’esatto computo delle feste mobili dell’anno liturgico. Affascinava la sua indole sicura e serena. Arrivato al sommo del “cursus honorum” , lasciò il Capitolo e ogni attività pastorale e si ritirò nel convento dei Carmelitani. Morì all’età di anni 70, il 4 settembre 1546.
9.      Francesco Noto e Pietro Ferrerio furono Vicari generali durante il governo del vescovo Giovanni Omodei (1530-1542). Entrambi furono canonici del Capitolo della cattedrale di Mazara. Poche le notizie a riguardo.
10. Mons. Antonio Lombardo fu vicario generale durante il governo del vescovo Giacomo Lomellino del campo (1562-1571). Nato a Marsala nel 1524, sostituì, come Vicario Generale, il Vescovo nel governo della Diocesi durante lo svolgimento del Concilio di Trento ed attuò le prime riforme volute dal Concilio riguardanti la disciplina del clero e la riforma del Capitolo. Eletto vicario capitolare, dopo il trasferimento del vescovo Lomellino alla sede metropolitana di Palermo, successe a questi, come vescovo di Mazara, nel 1573.
11. Padre Bartolomeo Ragusa fu Vicario Generale durante il governo del vescovo Antonio Lombardo (1573-1579). Forbito oratore, facondo scrittore, è considerato un vero decoro e ornamento della famiglia dei Padri Carmelitani. Il vescovo Lombardo lo volle accanto a sé e dal Pontefice Pio V  fu inviato come Visitatore Generale della Chiesa agrigentina. Nell’arco di un decennio riuscì a riformare l’Ordine dei carmelitani e fu per dieci anni Priore dell’Ordine nella Sicilia. Morì a Roma nel 1581 dove si era recato per partecipare all’elezione del nuovo generale dei Carmelitani.
12. Mons. Bartolomeo Ficani di Sciacca fu chiamato a Mazara come Vicario generale dal vescovo Luciano Rosso (1589- 1602) e vi rimase anche durante il governo del vescovo Marco La Cava. Questi, per le sue preclari virtù e capacità dirigenziali, gli affidò l’ufficio di Convisitatore della diocesi durante la sacra visita, della quale lo stesso Vescovo si era assunto l’onere delle spese per non gravare sulle comunità parrocchiali. Della sua attività moralizzatrice si era servito già il vescovo Luciano Rosso per rilanciare la riforma della Chiesa di Mazara, frenare la rilassatezza dei costumi, abolire le cattive consuetudini presenti nella Diocesi e, soprattutto, preparare nella Chiesa un clero moralmente e teologicamente preparato, in sintonia con i decreti del Concilio di Trento. Alla sua morte il vescovo La Cava chiamò a succedergli il can. Francesco Elia, nipote del vescovo Luciano Rosso.
13. Francesco de Elia et Rubeis, figlio della sorella del vescovo Luciano Rosso (o de Rubeis), canonico del Capitolo della Cattedrale, fu anche Ciantro, arcidiacono e Vicario generale durante il governo del vescovo Marco La Cava (1605-1626) nonché Vicario capitolare “sede vacante”, in seguito alla morte del vescovo La Cava.. Durante il breve governo del vescovo Francesco Sanchez de Villanueva (1630-1635) fu riconfermato provvisoriamente Vicario generale, ma, trasferitosi il Vescovo nel 1634 a Madrid, e avendo inviato in Diocesi, quale governatore e procuratore generale, il proprio nipote, questi nominò suo vicario generale il trapanese Cosma Gioffrè. La situazione, divenuta assai ambigua, determinò l’intervento del Viceré che riconfermò nell’ufficio Francesco de Elia. Si pose fine a questa triste situazione con il trasferimento del vescovo Francesco Sanchez nelle isole Canarie. Francesco de Elia et Rubeis era arrivato a Mazara in seguito all’elezione dello zio a Vescovo di questa città e si era rivelato un uomo di grande cultura e di profonda spiritualità. Nominato successivamente vescovo di Siracusa con bolla di papa Urbano VIII del 9 maggio 1638, governò quella diocesi con solerzia pastorale. Fu un grande erudito nelle scienze teologiche e filosofiche. Morì a Siracusa il 29.11.1647.
14. Getulio Nardini fu il primo Vicario Generale chiamato dal card. Giovanni Domenico Spinola ( 1636-1646) a coadiuvarlo nel governo della diocesi. Arrivato a Mazara come procuratore del cardinale, prese possesso della Diocesi il 3 aprile 1637 e venne subito nominato Vicario generale dallo stesso cardinale. Insediatosi lo Spinola nel giugno successivo, dopo breve tempo il Nardini lasciò Mazara e il cardinale chiamò a sostituirlo il marsalese Giuseppe Lamia, canonico del Capitolo.

 


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